Un appunto per monsieur Latouche

La decrescita è un’“utopia concreta”, così l’ha definita il suo teorico Serge Latouche, e oggi pare che l’Europa le stia provando tutte per realizzarla. L’Italia, per esempio, ha disinnescato la pericolosa “bomba demografica” che minaccia le sorti della specie umana e dell’ambiente in cui vive, al punto che di fronte ai dati appena pubblicati del censimento generale dell’Istat, il presidente dell’Istituto statistico, Enrico Giovannini, ha detto: “Siamo meno dei 60 milioni che pensavamo di essere”. E la tendenza declinante – non si allarmi monsieur Latouche! – è la stessa in tutto il continente.
4 MAG 12
Ultimo aggiornamento: 22:20 | 12 AGO 20
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La decrescita è un’“utopia concreta”, così l’ha definita il suo teorico Serge Latouche, e oggi pare che l’Europa le stia provando tutte per realizzarla. L’Italia, per esempio, ha disinnescato la pericolosa “bomba demografica” che minaccia le sorti della specie umana e dell’ambiente in cui vive, al punto che di fronte ai dati appena pubblicati del censimento generale dell’Istat, il presidente dell’Istituto statistico, Enrico Giovannini, ha detto: “Siamo meno dei 60 milioni che pensavamo di essere”. E la tendenza declinante – non si allarmi monsieur Latouche! – è la stessa in tutto il continente. Eppure, secondo i canoni degli anti crescita, avere meno bocche da sfamare non è sufficiente per mettere al riparo il pianeta da futuri sfaceli (non sia mai infatti che a qualcuno dei superstiti venga in mente di ingerire più cibo del solito!): per realizzare l’“utopia concreta”, quindi, l’Unione europea ha deciso – con l’eccezione della riottosa Germania – di ridurre drasticamente la produzione di ricchezza pro capite. Almeno fino all’anno prossimo, infatti, il prodotto interno lordo (ci scusi il termine, monsieur Latouche) scenderà in maniera netta e coordinata in quasi tutta l’Eurozona.
Sia chiaro, nessuno intende confondere “decrescita” e “crescita negativa”. Non c’è decrescita, sosteneva per esempio il filosofo cristiano e anarchico Jacques Ellul, senza liberazione dai “condizionamenti del traffico”. Detto fatto: in Italia a febbraio il consumo di benzina è calato di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso anno, dopo che già il 2011 si era chiuso con molte soste in meno alle pompe. Possiamo vantare sforzi significativi per raggiungere anche un altro obiettivo suggerito da Latouche, quello di “ridimensionare l’enorme mole di spostamenti di uomini e merci sul pianeta”: i flussi migratori internazionali sono il calo, e un bel po’ di sano protezionismo avanza. Per non parlare di un altro fattore “essenziale”, la “riduzione del tempo di lavoro”. In Spagna, da almeno due anni, un cittadino su quattro è senza occupazione, e l’Europa si sta adeguando a raggiungere gli standard iberici.
Monsieur Latouche, l’utopia della decrescita si fa sempre più concreta: peccato che non lo vogliano capire miliardi di africani e asiatici (ancora ossessionati dal pil) e quegli europei che da mesi, regolarmente, bocciano con il proprio voto qualunque governo in carica.